L’Ibanez 2338B è un basso giapponese prodotto negli anni ’70 e chiaramente ispirato ai Rickenbacker dell’epoca. La somiglianza è evidente già a un primo sguardo: dalla forma del body al grande battipenna, dal binding a scacchiera fino alla disposizione dei due pickup, tutto richiama il celebre design Rickenbacker.
Il modello fa parte di quella produzione giapponese che, soprattutto negli anni ’70, si è distinta per la realizzazione di strumenti ispirati ai grandi modelli americani. È proprio questo che rende oggi i cosiddetti “lawsuit” particolarmente interessanti per collezionisti e musicisti alla ricerca di strumenti vintage con un rapporto tra caratteristiche, qualità e prezzo diverso rispetto agli originali dell’epoca.
Nel nostro caso, l’interesse per l’Ibanez 2338B nasce proprio dalla passione per i Rickenbacker. Abbiamo sempre apprezzato sia la loro estetica sia quel caratteristico sound brillante e aggressivo e, negli anni, abbiamo cercato una copia che fosse il più possibile vicina all’originale sotto entrambi gli aspetti. In passato avevamo anche raccolto una lista di alcune delle principali copie dei bassi Rickenbacker, lawsuit e non, realizzate nel corso degli anni: l’Ibanez 2338B è sicuramente uno dei modelli che meritava di essere approfondito più da vicino.
Il nostro Ibanez 2338B appartiene alla versione con manico bolt-on, quindi avvitato al corpo e facilmente smontabile, ed è equipaggiato con due pickup single coil. Una configurazione che lo distingue da altre varianti del modello e che vale la pena analizzare più attentamente, soprattutto per capire quanto questo basso riesca realmente ad avvicinarsi al carattere sonoro del Rickenbacker a cui si ispira.
Nel corso di questa recensione analizzeremo nel dettaglio l’Ibanez 2338B, partendo dai due pickup e dall’elettronica, per poi concentrarci su body, manico e hardware. Infine tireremo le somme sulle caratteristiche dello strumento e sulle impressioni emerse durante la prova.
Pickups ed elettronica
L’Ibanez 2338B è equipaggiato con due pickups single coil, uno al manico e uno al ponte, con la caratteristica cover metallica che richiama immediatamente l’estetica dei Rickenbacker dell’epoca.
L’elettronica è completamente passiva e piuttosto semplice: troviamo due volumi, due toni e un selettore a tre posizioni, che permettono di utilizzare singolarmente i pickups oppure combinarli nella posizione centrale. A differenza del Rickenbacker 4001 a cui si ispira, però, l’Ibanez 2338B non dispone del celebre Rick-O-Sound, il sistema che permette di inviare separatamente i due pickup a due amplificatori o a due canali differenti.
Dal punto di vista sonoro, il pickup al manico offre un timbro più pieno e morbido, con una buona presenza sulle basse e sulle medio-basse. Quello al ponte è invece più brillante e aggressivo, con maggiore attacco e definizione. È proprio quest’ultimo a richiamare maggiormente alcune delle sonorità tipiche dei Rickenbacker, soprattutto con il tono completamente aperto.
La posizione centrale consente di miscelare i due pickups e rappresenta probabilmente la soluzione più versatile, permettendo di trovare un buon equilibrio tra corpo e brillantezza.
I quattro controlli consentono quindi di intervenire in maniera indipendente sui due pickups, mantenendo una gestione del suono semplice e intuitiva.
Nonostante l’assenza del Rick-O-Sound e di altre caratteristiche proprie dell’elettronica Rickenbacker, l’Ibanez 2338B riesce comunque a proporre una voce convincente e coerente con il progetto, mantenendo quel carattere brillante e aggressivo che ci si aspetta da questo tipo di basso.
Body, manico e hardware
Dal punto di vista costruttivo, l’Ibanez 2338B riprende in maniera molto evidente le linee del Rickenbacker 4001, pur adottando alcune soluzioni proprie. Il nostro esemplare presenta un manico bolt-on, fissato al body tramite viti e quindi facilmente smontabile.
Il manico presenta 20 tasti, con tastiera in palissandro e i caratteristici intarsi triangolari. La sensazione è decisamente vintage, con un’impostazione che si allontana da quella dei bassi moderni e contribuisce al carattere generale dello strumento.
Un’altra differenza importante rispetto al Rickenbacker originale riguarda il truss rod: nell’Ibanez 2338B troviamo una sola barra di regolazione, mentre il 4001 ne utilizza due. È una soluzione più semplice, ma che richiede comunque attenzione durante la regolazione del manico.
Il body è sicuramente uno degli elementi che rendono l’Ibanez 2338B così riconoscibile. La forma riprende in maniera molto evidente quella del Rickenbacker 4001, con il caratteristico profilo asimmetrico, le linee abbastanza spigolose e il grande battipenna che segue buona parte della superficie superiore. A completare l’estetica troviamo il binding a scacchiera, uno dei dettagli più caratteristici di questo modello e uno degli elementi che contribuiscono maggiormente alla somiglianza con il Rickenbacker. Gli esemplari bolt-on degli anni ’70 sono documentati con body in slab mahogany, cioè mogano massello, una caratteristica confermata da diversi esemplari conservati e messi in vendita.
Particolare anche il ponte, che riprende molto fedelmente quello del Rickenbacker. L’action può essere regolata intervenendo sull’altezza del ponte, ma il sistema non è particolarmente comodo. Il principale limite è infatti l’impossibilità di regolare individualmente l’altezza delle singole corde: alzando o abbassando il ponte si interviene sostanzialmente sull’intero gruppo. Questo rende più difficile ottenere un’azione perfettamente uniforme quando le esigenze delle singole corde sono differenti.
Il ponte presenta inoltre il caratteristico mute in schiuma regolabile, un sistema presente anche sul Rickenbacker 4001 originale. Attraverso le apposite viti è possibile sollevare la spugna fino a portarla a contatto con le corde, smorzandone la vibrazione e ottenendo il classico effetto “muted”. È un dettaglio particolarmente interessante perché non si limita a riprendere l’estetica del Rickenbacker, ma ne replica anche una caratteristica funzionale.
Sulla paletta, con logo Ibanez, sono presenti meccaniche stile vintage e, insieme al ponte cromato, al grande battipenna e al binding a scacchiera, contribuiscono a rendere l’aspetto dell’Ibanez 2338B estremamente vicino a quello dello strumento a cui si ispira.
Nel complesso, la costruzione è semplice ma interessante. Il manico bolt-on, il singolo truss rod e alcune particolarità del ponte lo distinguono dal Rickenbacker originale, mentre il mute regolabile e l’impostazione generale dell’hardware dimostrano quanto il progetto Ibanez abbia cercato di riprendere anche alcuni dettagli funzionali, oltre alla caratteristica estetica del 4001.
Considerazioni finali
Arrivati alla fine della recensione, possiamo dire che il basso Ibanez 2338B è uno strumento che riesce a mantenere molto bene la promessa fatta già dal primo sguardo. L’estetica è chiaramente ispirata al Rickenbacker 4001 e, considerando che proprio la ricerca di una copia il più possibile fedele era uno dei motivi che ci ha portato verso questo modello, il risultato è sicuramente convincente.
Naturalmente non siamo di fronte a un Rickenbacker originale. Alcune differenze, come l’elettronica più semplice, l’assenza del Rick-O-Sound, il singolo truss rod lo rendono uno strumento con caratteristiche proprie. Anche la costruzione bolt-on del nostro esemplare rappresenta una differenza importante rispetto alla costruzione del 4001 originale.
Dal punto di vista sonoro, però, l’Ibanez 2338B riesce a restituire quella combinazione di brillantezza, attacco e aggressività che ci si aspetta da un basso ispirato ai Rickenbacker. Il pickup al ponte è particolarmente efficace quando si cerca un suono più presente e definito, mentre l’utilizzo combinato dei due pickups permette di ottenere un timbro più equilibrato e corposo.
Ci sono naturalmente alcuni aspetti che avremmo preferito fossero più pratici, soprattutto per quanto riguarda la regolazione dell’action. Il ponte non permette infatti di intervenire singolarmente sull’altezza delle corde e questo rende la messa a punto meno immediata rispetto a soluzioni più moderne. È una caratteristica che va considerata se si cerca uno strumento da utilizzare quotidianamente e con regolazioni molto precise.
D’altra parte, proprio questi dettagli fanno parte del fascino dell’Ibanez 2338B . Il mute in schiuma regolabile, l’hardware in stile Rickenbacker e l’impostazione generale dello strumento contribuiscono a renderlo molto più di una semplice copia estetica.
In definitiva, se l’obiettivo è trovare un basso vintage made in Japan che ricordi da vicino un Rickenbacker senza essere necessariamente un clone perfetto, l’Ibanez 2338B è sicuramente un modello da prendere in considerazione. Non replica ogni singolo dettaglio dell’originale, ma riesce a riprenderne efficacemente l’estetica e soprattutto una parte importante del carattere sonoro.
Per chi, come noi, ha sempre avuto un debole per i Rickenbacker e per quel particolare modo di stare nel mix, l’Ibanez 2338B rappresenta quindi una soluzione molto interessante. È uno strumento con più di cinquant’anni di storia alle spalle, con qualche compromesso inevitabile legato alla sua epoca, ma anche con un carattere che difficilmente può essere confuso con quello di un basso moderno.
Per quanto riguarda il mercato dell’usato, oggi un Ibanez 2338B in buone condizioni può avere una quotazione indicativa intorno agli 800-1.000 euro, mentre gli esemplari particolarmente ben conservati, originali e completi possono raggiungere cifre superiori. Si tratta comunque di un modello vintage abbastanza raro, per cui condizioni, originalità e configurazione possono influenzare sensibilmente il prezzo.
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