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Recensione Squier Vintage Modified Bass VI

Cos’è sta roba? Un basso? Una chitarra? Un ibrido? Teoricamente è una chitarra baritona che però possiamo utilizzare come basso un po’ particolare, bene, andiamo a scoprirla o scoprirlo.

Partiamo dalle caratteristiche tecniche, corpo in tiglio, manico in acero con profilo a “C”, tastiera in palissandro, 21 tasti su scala di 762 mm, 3 PU custom jaguar single coil, circuitazione passiva, un controllo volume, un controllo tono e 4 switch che servono per selezionare i tre pickups e dulcis in fundo corde con scalatura che va da 0.24 fino a 0.84, le fender 250 B6, accordatura classica della chitarra, Mi-La-Re-Sol-Si-Mi.

Lo strumento è ben costruito, il manico scorre piacevolmente sotto le dita, e i tasti sono ben sagomati e non tagliano le mani, uscito dalla fabbrica l’ho trovato già ottimamente settato anche se…lo vediamo in seguito.

Manico Fender Squier Vintage Modified Bass VI

Manico Squier Vintage Modified Bass VI

Il controllo di qualità del legno ha dato risultati stupefacenti, visto che comunque si parla di uno Squier, tutti si sono dimostrati stagionati e compatti, ottima la prova di risonanza, da spento la trasmissione delle vibrazione delle corde è decisamente ottima, io solitamente appoggio il mento sullo strumento e suono, effettivamente ricevevo delle botte sull’osso niente male, piacevolmente sorpreso.

Body Squier Vintage Modified Bass VI

Body Squier Vintage Modified Bass VI

Vediamolo all’opera con il solito TC Electronic Blacsmith e solita cassa Orange OBC810, più combo Ashdown RM C115T 420. Il suono c’è, solo che è un ibrido, in pratica è una chitarra di un ottava più bassa, o se vogliamo un basso intonato un ottava più alta.

I PU catturano discretamente il suono pur essendo da chitarra, i suoni bassi sono abbastanza corposi, forse anche troppo in alcune circostanze, ne risentono però le frequenze medie che restano un po’ appiattite. Se si suona con le dita si riesce ad ottenere suoni abbastanza caldi, mentre con il plettro, complice l’appiattimento delle medie, il suono risulta troppo metallico, cosa che diminuisce e risulta meno fastidiosa usando il combo Ashdown con cono da 15, ampli che in genere tende ad impastare il suono.

Non mi è piaciuto molto il pomello del tono, praticamente ha solo tre posizioni, tutto chiuso, tutto aperto e a metà corsa, però si compensa con l’utilizzo dei PU che possiamo selezionare come vogliamo, solo al ponte, solo centrale, solo al manico, oppure manico e ponte, insomma, tutte le configurazioni possibili sono considerate, e ciò ci aiuta molto nello scegliere le sonorità che più ci aggradano.

Meccaniche e paletta Fender Squier Vintage Modified Bass VI

Meccaniche e paletta Squier Vintage Modified Bass VI

Ma veniamo ai problemini. Il ponte è il primo problema, è un ponte jazzmaster per chitarra, e la corda del Mi grave, spessa 0.84, ci può dare dei problemi, picchiando troppo forte c’è il rischio che esca fuori sede, una soluzione potrebbe essere quella di scavare un poco la selletta in modo da creare un incavo dove la corda alloggi come un pisello nel suo baccello.

Altro difettuccio, le meccaniche, per carità sono buone, ma sono meccaniche per chitarra, e le corde più spesse hanno una tensione maggiore, ogni tanto un’accordatina ci vuole, ma niente di particolarmente fastidioso.

Ma il problema vero è l’utilizzo, se la usiamo come chitarra scordiamoci di usare gli accordi aperti in cima al manico, risultano troppo grossi, pesanti, quindi sarebbe consigliabile un capotasto, usato come basso ha comunque un suono decisamente meno corposo di un basso tradizionale.

A chi serve? Molti gruppi rock lo hanno usato negli anni 70, il target quindi è quello, un bel revival, oppure per sperimentare cose nuove, sembrerebbe il classico strumento da dare, come si usava una volta, al chitarrista più scarso del gruppo che alla fine suonava il basso.

Ritengo che sia uno strumento più solistico che d’accompagnamento che ha comunque una sonorità a cui non siamo abituati e che quindi si può provare ad usare in diversi contesti, chitarristi con quelle corde scordatevi il bending, bassisti con quell’accordatura rivedete la diteggiatura delle scale.

Prezzo intorno ai 450 euro.

Perchè si: un tuffo nel passato e sperimentare nuove sonorità fa sempre bene-è uno strumento molto bello a vedersi, e fa anche cool suonarlo-si ha nelle mani un doppio strumento, sia chitarra sia basso.

Perchè no: Piccoli lavoretti potrebbero essere necessari per migliorarlo, se sei un purista.

Giudizio complessivo: 7

Recensione Fender Squier Vintage Modified Bass VI

Baalfagor  rameto@outlook.it

Se vi è piaciuta la recensione dello Squier Vintage Modified Bass VI vi invitiamo a  condividerla sui social.

Se vi piace lo strumento è possibile acquistarlo su Thomann alla seguente pagina

3 thoughts on “Recensione Squier Vintage Modified Bass VI

  1. Roberto ha detto:

    Recensione del/la Squier Vintage Bass VI esaustiva e utilissima per chi è curioso dello strumento. Visto che sono un nostalgico, ma sempre alla ricerca di nuove sonorità e adoro sperimentare, la disamina di Baalfagor mi induce ad acquistarlo. Grande!

    1. admin ha detto:

      Siamo contenti che hai trovato utile la recensione

  2. Marco ha detto:

    Una precisazione: NON è un basso intonato una ottava più alta. E’ un basso e basta, che ha un’estensione di due corde più acute. e che quindi lo intona come una chitarra un tono sotto.
    sostenere che il fender VI è intonato un’ottava sotto la chitarra o un’ottava sopra il basso equivarrebbe a sostenere che il basso sia intonato DUE ottave sotto l’intonazione della chitarra, ma ciò sarebbe una errore.

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