Ciao a tutti,
purtroppo per motivi di tempo siamo rimasti senza scrivere per un po’ ma rieccoci oggi con una nuova recensione. Oggi ci occuperemo della recensione dell’Eko B55 e più precisamente il modello 1017, uscito nel catalogo Eko nel 1981.
Lo strumento in questione é il primo Eko degli anni 80 che siamo riusciti a provare e quando lo abbiamo visto tra gli annunci non ce lo siamo lasciati scappare, grazie anche agli ottimi commenti degli altri bassisti che lo hanno provato. Inoltre il legno natural con le sue venature ha reso le cose molto più semplici.
Ma poche chiacchiere e iniziamo subito la recensione dell’Eko B55 mod. 1017 analizzandone come sempre tutti gli aspetti tecnici.
Pickup ed elettronica
Il basso Eko B55 mod 1017 è composto da due pickups single coil ceramici in stile Jazz bass ed elettronica completamente passiva. Per quanto riguarda le regolazioni dispone di tre manopole e un interruttore switch.
Tramite le tre manopole è possibile regolare i rispettivi toni dei pickup e il master volume mentre grazie all’interruttore è possibile selezionare il pickup da far suonare. Questa configurazione dei potenziometri VTT permette di agire in maniera più ampia sulle regolazioni al fine di creare facilmente il proprio suono ideale.
I pickups sono ceramici e molto potenti. Per quanto riguarda le schermature il vano elettronica è schermato solo in parte mentre il vano pickups non lo è affatto. Tuttavia il basso è risultato molto silenzioso senza alcun ronzio di fondo.
La nota dolente sono sicuramente i potenziometri (Radiohm 80) a causa dell’alberino molto fragile e che si danneggia molto facilmente. Nel nostro caso infatti è stato necessario sostituirli tutti e quattro (non è per niente raro trovare altri bassi dello stesso modello con il medesimo problema).
Body, manico e hardware
Il body del Eko B55 mod 1017 è in legno massello e ha la forma che si ispira a quella del classico jazz bass ma con forme molto più arrotondate. La verniciatura è higloss natural, veramente ben fatta e che lascia intravvedere le venature del legno.
Il manico è di tipo bolt on ed è in acero con tastiera in palissandro a 21 tasti molto scorrevole. La paletta ha la classica forma stile Fender con il logo Eko di colore nero (su alcuni modelli non è visibile il logo ma è probabile sia stato rimosso). I tasti sono stati montati correttamente e lungo la tastiera ci sono pochissimi fret buzz. Il truss rod è a singola azione ed è situato al tacco del manico, con rotella di regolazione in stile Music Man Stingray che ne facilita molto la regolazione.
Il basso è veramente molto leggero, cosa che sicuramente renderà felici chi sta molto in piedi.
Sia il ponte che le meccaniche sono cromati e sembrano fare bene il loro anche se quest’ultime si sono leggermente indurite durante gli anni.
Considerazioni finali
Terminiamo la recensione dell’Eko B55 mod 1017 con alcune considerazioni finali.
Non nascondiamo che al momento dell’acquisto pensavamo di trovarci con un basso di qualità dubbia ma poi avendolo avuto sottomano ci siamo ricreduti e possiamo confermare che ai tempi gli Eko venivano fatti con molta più attenzione alla qualità.
Nonostante sia un Jazz bass il suono dell’Eko B55 mod 1017 è differente rispetto al classico Fender, questo anche perchè i pickups sono posizionati in maniera leggermente differente. Il pickup al manico è posizionato infatti più in alto rispetto a quello del Fender. Questa cosa sicuramente è un punto a favore in quanto il suono ha un carattere più personale rispetto alle mille copie presenti sul mercato dei simil Jazz Bass. Il fatto di avere il controllo del tono per ogni singolo pickup ne aumenta le possibilità sonore. Il suono di entrambi i pickups insieme è veramente molto bello, mentre quello del solo pickup al manico non ci ha fatto impazzire. Il pickup al ponte? Che botta!
Come sonorità è utilizzabile per tutti i generi di musica, anche se è più indicato per il rock classico anni 70/80.
Se vi piace la forma del basso e riuscite a trovarlo in buone condizioni allora sicuramente vi consigliamo di provarlo in quanto molto probabilmente vi farà felici.
La recensione dell’Eko B55 mod 1017 è terminata e se l’avete trovata utile vi invitiamo come sempre a condividerla.
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E’stato il mio primo basso, acquistato nel remoto1983 (e’il modello 1098) per la (per allora)non banale cifra di 340.000 lire (un Jazz pero’ costava un milione)…beh a parte l enorme valore affettivo (forse il mio esemplare sara’stato un po’sfigato)non e’che ne possa dire granche’bene: pesa come un incudine, il suono era magrolino magrolino (gli cambiai i pick up e il discorso cambio’enormemente), la paletta era fatta di 4 o 5 pezzi di legno assemblati alla bellemmeglio, action alta…l’ho poi fatto defrettare (sciocchezza di gioventu’)…non lo suono piu’da anni ma e’ancora li’:-)